(ANSA) – Donald Trump ha minacciato apertamente da giorni di intervenire, senza fornire dettagli, e in un’intervista a Cbs ha promesso “azioni molto forti” se Teheran eseguirà condanne a morte dei manifestanti. Salvo poi precisare in serata di essere stato informato che “le uccisioni in Iran si sono fermate e non c’è nessun piano di esecuzioni”. Parole difficili da interpretare ma che potrebbero lasciar spazio ad un rinvio della decisione di attaccare e ad un segnale da parte di Teheran.
“Sarei molto deluso se queste informazioni non si rivelassero vere, verificheremo”, ha aggiunto il tycoon lasciando sul tavolo la pistola fumante.
Il tycoon ha comunque minimizzato le preoccupazioni su possibili rappresaglie: “L’Iran ha detto la stessa cosa l’ultima volta che li ho colpiti, quando avevano ancora la capacità nucleare, che ora non possiedono più. Farebbe meglio a comportarsi bene”. Intanto però è stato dato l’ordine di lasciare l’Al-Udeid Air Base in Qatar, la più grande base Usa nella regione (circa 10 mila militari americani), già colpita da Teheran a giugno dopo i raid americani contro gli impianti nucleari iraniani.
Nel frattempo, tre Paesi arabi alleati degli Usa — Arabia Saudita, Qatar e Oman — hanno avviato sforzi diplomatici dietro le quinte per prevenire un’azione militare americana, preoccupati delle conseguenze sull’intera regione, come ha confidato un dirigente locale alla Cnn. “Qualsiasi escalation militare avrà conseguenze per l’intera regione, compresi sicurezza ed economia”, ha avvisato la fonte. (ANSA)















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