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L’Iran non intende cercare un conflitto, ma è pronto a reagire con fermezza a qualsiasi nuova aggressione. È il messaggio lanciato questa mattina dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, intervenuto dopo il recente attacco condotto dagli Stati Uniti contro l’Iran.

“Non stiamo cercando la guerra”, ha dichiarato Pezeshkian, citato dall’Irna, sottolineando come questo sia stato finora il messaggio trasmesso da Teheran alla comunità internazionale. Il presidente ha però avvertito che il Paese non resterà passivo davanti a eventuali attacchi: “Non rimarremo mai calmi di fronte a qualsiasi aggressione e daremo una risposta decisiva agli aggressori”.

Pezeshkian ha quindi richiamato l’attenzione sui rischi legati all’escalation militare nella regione. “L’instabilità nella regione non è nell’interesse di nessun Paese e costituirà una sfida per tutti”, ha affermato.

Secondo il presidente iraniano, la risposta alla crescente tensione dovrebbe passare anche da una maggiore collaborazione tra gli Stati della regione. “Gli Stati regionali devono unire le forze e lavorare per garantire la sicurezza, l’economia e lo sviluppo della regione”, ha detto Pezeshkian prima di partire per il Kirghizistan, dove prenderà parte al 26° vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.

Nel frattempo, Teheran ha ribadito la propria intenzione di reagire a eventuali ulteriori operazioni militari. Il Ministero degli Esteri iraniano, in una dichiarazione riportata da Al-Jazeera, ha attribuito agli Stati Uniti e ai Paesi che ne sostengono le azioni la responsabilità di qualsiasi nuova escalation.

Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità iraniane, le forze armate di Teheran avrebbero colpito basi militari statunitensi in Giordania in risposta all’attacco americano contro l’isola di Larak. Il Ministero degli Esteri ha sostenuto che le installazioni statunitensi in territorio giordano sarebbero state utilizzate per sostenere e contribuire alla preparazione dell’operazione contro Larak, che avrebbe provocato vittime e feriti tra i militari iraniani e la popolazione civile.

Nel comunicato, il governo iraniano ha inoltre attribuito a Washington la “piena responsabilità” per le conseguenze di eventuali nuove azioni militari e per il proseguimento di quello che Teheran definisce un blocco navale e una guerra economica contro il Paese. La stessa responsabilità, secondo il Ministero degli Esteri, ricadrebbe anche su tutti gli Stati che dovessero collaborare alla preparazione o all’attuazione delle operazioni americane.

Teheran ha inoltre definito l’attacco statunitense a Larak una violazione della Carta delle Nazioni Unite, chiedendo all’Onu di intervenire nell’ambito delle proprie responsabilità per la tutela della pace e della sicurezza internazionale e per accertare le responsabilità dell’aggressore.

La posizione iraniana resta dunque netta: nessuna intenzione dichiarata di avviare una guerra, ma la promessa di una risposta militare in caso di nuovi attacchi. “Le forze armate iraniane risponderanno con decisione a qualsiasi aggressione militare da parte del nemico”, ha concluso il Ministero degli Esteri, richiamando il diritto del Paese all’autodifesa e assicurando che la risposta sarà proporzionata alle eventuali nuove azioni.


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