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Mario Adinolfi, che si trovava agli arresti domiciliari dall’inizio di luglio con l’accusa di truffa aggravata, è stato trasferito in carcere. La decisione è stata presa dal giudice su richiesta del pubblico ministero a causa della violazione delle prescrizioni dei domiciliari, che gli vietavano l’uso di dispositivi informatici e di comunicazione se non per contattare il proprio legale. Adinolfi ha invece continuato a pubblicare contenuti sulla sua newsletter e sul proprio profilo Facebook fino a poco prima del trasferimento.

L’inchiesta nei suoi confronti riguarda una presunta truffa ed evasione fiscale: Adinolfi avrebbe raggirato decine di persone per una cifra totale di circa 4,7 milioni di euro, oltre a un’evasione fiscale stimata in 400mila euro. Sfruttando la propria visibilità come giornalista, ex parlamentare e fondatore del movimento Il Popolo della Famiglia, oltre che la reputazione nel mondo del poker professionale, avrebbe raccolto quote da privati senza le necessarie autorizzazioni e licenze per un sistema di “scommessa collettiva” avviato nel 2005.


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