I reati contestati a Mario Adinolfi nell’inchiesta della Procura di Roma sono truffa finanziaria ed evasione fiscale per la “Scommessa Collettiva”, una piattaforma con cui avrebbe promesso rendimenti altissimi senza autorizzazioni. Inizialmente posto ai domiciliari a luglio, è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli per aver violato il divieto di comunicazione con l’esterno continuando a pubblicare articoli sui social.
Non risultano verbali giudiziari né fonti di cronaca che gli attribuiscano la frase «Restituire i soldi? Volevo farlo giocando le finali mondiali di poker, ma mi avete arrestato». Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al GIP, Adinolfi ha infatti respinto tutte le accuse di truffa, dichiarandosi del tutto estraneo ai fatti e affermando che le sue iniziative erano trasparenti.















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