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In cinque anni, quasi 40mila medici italiani hanno lasciato il paese in cerca di migliori condizioni di lavoro e stipendi. Questa fuga di “camici bianchi” ha creato una grave carenza nel Servizio Sanitario Nazionale, evidenziata soprattutto durante la pandemia.

Il governo ora si propone di incentivare il ritorno di questi professionisti con un maxi sconto fiscale sui redditi, simile a quello già in atto per docenti e ricercatori.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, sta considerando l’implementazione di un piano che replichi il successo del programma di sconto fiscale per i cervelli tornati in Italia. Attualmente, i docenti e i ricercatori che rientrano nel paese beneficiano di uno sconto fino al 90% sulle tasse per un periodo di cinque anni. Schillaci vorrebbe estendere questa misura anche ai medici italiani che hanno lasciato il paese, nella speranza di attrarne almeno una parte di nuovo.
Le retribuzioni più elevate all’estero sono uno dei principali fattori che spingono i medici a emigrare: in media, gli stipendi europei superano quelli italiani di circa 60mila euro all’anno, con picchi di 205mila euro in paesi come Lussemburgo e significativi incrementi anche in Islanda, Olanda, Danimarca, Irlanda e Germania.
La proposta, che dovrà essere approvata dal ministero dell’Economia, ha già suscitato dibattito. Tuttavia, la deputata Annarita Patriarca (Fi) sostiene che la copertura finanziaria non dovrebbe essere un problema, poiché i medici interessati al ritorno in Italia non pagano già le tasse nel paese di residenza. Il loro rientro potrebbe quindi rappresentare un surplus per le casse dello Stato e contribuire a rafforzare il sistema sanitario nazionale.

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