Sei dei nove indagati, tutti dipendenti del gruppo Eni, hanno avanzato richiesta di patteggiamento nell’ambito dell’inchiesta sull’esplosione avvenuta presso il deposito industriale di Calenzano, incidente nel quale persero la vita cinque persone. La Procura di Prato ha espresso il proprio consenso alle proposte di applicazione della pena, rimettendo la decisione finale al giudice per le indagini preliminari. Per gli altri tre indagati — un ulteriore dipendente Eni e due figure legate alla società Sergen — i magistrati hanno invece formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio.
Le richieste di patteggiamento concordate tra accusa e difesa riguardano i reati di omicidio colposo e disastro colposo, per un totale complessivo che supera i quattordici anni di reclusione, con singole pene comprese tra i due anni e i due anni e nove mesi. Nello specifico, cinque imputati hanno richiesto la conversione della pena in lavoro di pubblica utilità, mentre per un sesto si è optato per la richiesta di sospensione condizionale con la non menzione della condanna nel casellario giudiziale. L’organo inquirente ha sottolineato come la scelta degli imputati di accedere al rito alternativo e rinunciare al dibattimento rappresenti un passaggio significativo nel quadro processuale.












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