L’Italia si conferma leader europeo nel conferire la cittadinanza ai migranti, con oltre 213.000 riconoscimenti nel 2022, secondo quanto riportato dalla Fondazione Ismu. Tuttavia, dietro a questo dato si nasconde una realtà complessa: il lungo periodo di tempo necessario per ottenere la cittadinanza, in media 15-16 anni, rappresenta un ostacolo significativo per molti.
L’analisi sottolinea l’effetto dell’immigrazione degli anni Novanta e Duemila, con una forte presenza di individui che hanno radici consolidate sul territorio italiano. I “nuovi italiani” provengono principalmente dall’Albania, dal Marocco e dalla Romania, ma si prevede una stabilizzazione delle concessioni di cittadinanza con le seconde e terze generazioni.
I requisiti rigidi, come la continuità di residenza e la capacità di reddito minimo, sono tra gli ostacoli più significativi nel percorso verso la cittadinanza. Inoltre, la questione della doppia cittadinanza, non consentita da tutti i Paesi, rappresenta un problema per molti.
Il rapporto evidenzia anche il ruolo importante delle seconde generazioni, con il 26% delle acquisizioni di cittadinanza riguardanti ragazzi di età inferiore ai 14 anni. Tuttavia, per molti di loro, la cittadinanza non rappresenta un traguardo finale, ma piuttosto un passaggio, con una prospettiva di mobilità internazionale.
A livello europeo, l’Italia è seguita da Spagna e Germania nel conferimento di cittadinanze, ma la complessità delle normative italiane crea più problemi che benefici. Mentre in alcuni Paesi europei sono sufficienti cinque anni per ottenere la cittadinanza, in Italia il lungo iter burocratico rimane un ostacolo significativo per l’integrazione dei migranti.















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