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Un’altra pagina di oscure manovre finanziarie si apre nel dramma della strage di Ustica, con la Gdf che ha messo sotto sequestro 130 milioni di euro appartenenti alla compagnia aerea Itavia. L’accusa? Azzero dei risarcimenti pubblici destinati all’azienda per il tragico evento del 1980.

L’operazione, scattata per ordine del giudice di Milano, ha preso di mira due membri pro-tempore del consiglio di amministrazione dell’azienda. Si sospetta che abbiano manovrato il patrimonio aziendale, eludendo i fondi pubblici stanziati dai ministeri della Difesa e delle Infrastrutture e Trasporti.

La vicenda si intreccia con una serie di operazioni finanziarie discutibili, tra cui un finanziamento mai restituito di 130 milioni di euro, utilizzato anche per estinguere un prestito bancario e rafforzare la posizione degli amministratori all’interno della compagnia.

Le indagini hanno rivelato uno scenario di spese lussuose e trasferimenti di denaro sospetti. Oltre ai 130 milioni, altri 45 milioni sono stati deliberatamente trasferiti a favore di società collegate agli amministratori, con parte dei fondi impiegati in acquisti di lusso, come orologi Rolex e gioielli, e spese in boutique e alberghi.

La Procura ha contestato le azioni dei due ex amministratori e ha aperto un’indagine sui sindaci per il presunto mancato controllo delle situazioni di conflitto di interesse. Questo nuovo capitolo nel lungo percorso giudiziario legato alla strage di Ustica solleva gravi interrogativi sulla gestione dei fondi pubblici e sulla responsabilità dei dirigenti aziendali.

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