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Il rapporto tra artisti e committenza è una costante nella storia dell’arte ma quello tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII, è sicuramente un unicum perché il pontefice fu lo scopritore di quello che all’epoca era un enfant prodige, figlio dell’affermato scultore Pietro Bernini, determinando la sua emancipazione dalla bottega paterna: in seguito ne divenne protettore e mecenate e massimo artefice della sua trasformazione in vero regista del barocco.

Ad esplorare quello che è ritenuto uno dei rapporti più fecondi e intensi della cultura artistica del Seicento è la mostra ‘Bernini e i Barberini’ che apre il 12 febbraio a Palazzo Barberini dove sarà visibile sino al 14 giugno: curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, l’esposizione propone per la prima volta una ricostruzione visiva e critica del rapporto personale, intellettuale e politico tra questo artista e quello che fu il suo committente praticamente ‘in esclusiva’.
 

ANSA


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