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L’ex presidente della FIGC, Gabriele Gravina, torna a parlare per la prima volta dopo le sue dimissioni e lo fa in un’intervista al Corriere della Sera:

“Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. Е non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Già da prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione”.

Poi continua: “Politica non interessata al calcio? Una domanda domanda che non va fatta a me. Abbiamo 1 milione e 400 mila tesserati e un grande seguito di tifosi. Una realtà che può alimentare qualche sospetto. Lo sport ha un ruolo e una dimensione fondamentale nella società e merita rispetto anche quando si perde, non solo quando si vince. Su Abodi dico che ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio”.


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