L’impegno del governo Meloni di ridurre gli sbarchi di migranti in Italia si sta concretizzando con numeri tangibili. Nel 2022, gli arrivi hanno toccato quota 105.131, saliti a 157.651 nel 2023. Tuttavia, al 20 marzo 2024, si registra un netto calo, con soli 8.629 arrivi, grazie al Memorandum d’intesa del luglio 2023 con la Tunisia.
Il cuore di questo cambiamento è il Protocollo firmato con l’Albania il 6 novembre 2023, che prevede la costruzione di due strutture per la gestione dei migranti. La prima, nel porto di Shengjin, si occupa delle procedure di sbarco e identificazione, mentre la seconda, a Gjadër, funge da centro di trattenimento, ispirandosi al modello dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) italiani.
L’accordo si basa su uno smistamento mirato: maschi adulti provenienti da Paesi considerati sicuri vengono dirottati in Albania, mentre minori, donne e anziani sbarcano in Italia. Tuttavia, questa operazione è complicata data l’assenza di documenti da parte dei migranti.
Le procedure accelerare di frontiera, introdotte nel maggio 2023, mirano a velocizzare l’identificazione e la verifica dei requisiti per l’asilo, con video-udienze direttamente da Roma. Se accolto, il migrante entra regolarmente in Italia; altrimenti, è previsto il rimpatrio, sempre dall’Italia.
Tuttavia, il processo è soggetto a sfide legali e pratiche. La capacità dei centri albanesi è limitata e il rimpatrio dipende dagli accordi con i Paesi d’origine, rallentando il flusso. Inoltre, il costo complessivo dell’operazione, stimato in 653 milioni di euro in cinque anni, solleva interrogativi sull’efficacia e la sostenibilità del sistema.
In definitiva, mentre si cerca una soluzione pragmatica alla gestione dei migranti, rimangono aperte molte questioni da risolvere. Le sfide legali, pratiche ed economiche richiederanno un costante adattamento e monitoraggio per garantire un sistema equo ed efficiente.



















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