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Gabriele Puleo, figura di spicco nel traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica al porto di Genova, ha orchestrato le spedizioni di droga utilizzando sei smartphone, di cui quattro criptati, durante il suo periodo nel carcere di Marassi.

Questi dispositivi gli consentivano di gestire ogni aspetto delle operazioni, compresa la comunicazione con i suoi contatti esterni. Oltre ai telefoni, utilizzava anche messaggi cifrati consegnati al padre durante i colloqui in carcere.

Tuttavia, questo sistema di comunicazione si è improvvisamente interrotto quando Puleo è stato trasferito nel carcere di Alessandria, dove i dispositivi clandestini non hanno più potuto raggiungerlo. Questo trasferimento ha effettivamente bloccato le attività della banda di trafficanti, privandola del suo vertice principale.

Le autorità francesi hanno scoperto le chat criptate, inviate attraverso i sistemi EncroChat e SkyEcc, e hanno collaborato con le autorità italiane per mettere fine alle operazioni. Con Puleo sono stati arrestati altri membri chiave dell’organizzazione, compreso il padre Vincenzo Puleo e il braccio destro Marco Cuoco, che comunicava direttamente con Puleo in carcere e organizzava le spedizioni con i fornitori in Colombia.

Le indagini hanno rivelato un’ampia rete di contatti di Puleo, sia in Italia che in Colombia, facilitando l’importazione e la distribuzione della droga. Nonostante l’aspetto ordinario dei “criptofonini”, essi sono dotati di sofisticati sistemi di cifratura e sono stati essenziali per coordinare le operazioni illegali.

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