0

A Napoli l’assemblea nazionale di Azione dice sì all’avvio di un percorso di federazione con Italia Viva con il 92,9 per cento di voti favorevoli, ed elegge presidente Mara Carfagna. Intanto, il leader Carlo Calenda segna il confine tra il suo partito e il Pd chre lo attacca criticando ltra l’altro la sua opposizione “tiepida”.

Calenda chiarisce che Azione non diventerà “la costola” del Partito democratico “destinato a morire perché non è in grado di esprimere una linea”. L’obiettivo descritto ai suoi è la costruzione di “un centro riformista” che rompa gli schemi della Seconda Repubblica, che apra le porte a chi condivide i valori dell’europeismo e della democrazia liberale, “a persone perbene perchè – dice – non vogliamo diventare il ricettacolo di gente che fa politica in modo diverso dal nostro”.

Calenda punta dunque a un partito inclusivo avendo fermo il principio che ciò che conta sono “le capacità” di chi si avvicina ad Azione “al di là se abbia precedentemente militato nella destra o nella sinistra”. Un passaggio che è un chiaro riferimento alla candidatura di Letizia Moratti alla presidenza della Regione Lombardia, altro tema su cui è scontro con il Pd di Letta che – evidenzia Calenda – “ha fatto una scelta strana candidando una persona molto perbene ma molto vicina alle posizioni del M5s”. Una strada “perdente” che secondo il leader di Azione porterà il Partito democratico ad arrivare terzo nella corsa.

 

Ma nonostante gli affondi, Calenda non chiude del tutto la porta a un dialogo con il Pd, che si prepara al congresso, qualora “decidano di aprire una discussione su un’agenda riformista, ma devono decidere: o con noi o con il M5s”. Nel suo discorso, il segretario ha rivendicato l’impegno di Azione a ‘baluardo’ dell’esperienza del governo Draghi la cui caduta definisce “un’onta per il Paese, a causa di tre scappati di casa”. E arrivando alle questioni che il Governo Meloni sta discutendo, bolla come ‘vuota’ la manovra finanziaria che “tralascia i punti fondamentali come l’evasione fiscale e la sanità” caratterizzandosi per essere “una manovra Salvini con le solite cose: il tetto al contante, i cordoni, le tensioni”.
Evidenzia comunque di “essere contento dello stop della Meloni alla Lega” sull’autonomia, argomento su cui serve “una riflessione fatta bene”. Il segretario annuncia “una battaglia irriducibile” contro la proposta della Lega di insegnare i dialetti nella scuola che invece “deve essere nazionale perché è il fattore che unifica il Paese”.


Alessandro Siani torna a Zelig

Previous article

Rudy Guede: “Quella notte avrei voluto fare di più”

Next article

You may also like

Comments

Comments are closed.

More in Politica