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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, sta valutando un possibile attacco “punitivo” contro l’Iran, in risposta al recente bombardamento ordinato da Ali Khamenei, la Guida Suprema.

Netanyahu, noto per la sua ferma opposizione al programma nucleare iraniano, potrebbe prendere esempio dall’atteggiamento del defunto primo ministro Yitzhak Shamir durante la Guerra del Golfo nel 1991.
Secondo fonti vicine al governo, Netanyahu avrebbe sempre considerato fermare le ambizioni atomiche degli ayatollah una missione esistenziale per Israele. Tra i potenziali bersagli di un’eventuale operazione di rappresaglia ci sarebbero i centri di sviluppo nucleare iraniani. Tuttavia, un attacco diretto potrebbe essere complicato dalla mancanza di bombe “bunker buster” da 13 tonnellate, necessarie per distruggere centrali come Fordow, situata a 80 metri di profondità dentro una montagna.
In alternativa, Israele potrebbe optare per un cyber-raid mirato alle infrastrutture critiche iraniane o per un attacco tradizionale contro le basi militari dei Pasdaran in Iran e i depositi di armamenti in Siria. L’obiettivo sarebbe quello di limitare al massimo le vittime civili e colpire dove fa più male al regime iraniano.
L’escalation delle tensioni tra Israele e l’Iran solleva preoccupazioni riguardo alla stabilità della regione e alla possibilità di un conflitto su vasta scala.

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