Oggi è il giorno dell’udienza cruciale per Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani, nel processo legato all’acquisto di un appartamento a Montecarlo. La Procura di Roma ha richiesto 8 anni di reclusione per l’ex presidente della Camera e 9 anni per la compagna, accusandoli di riciclaggio.
L’accusa si riferisce all’operazione di compravendita dell’appartamento ereditato nel 1999 dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. La richiesta della Procura è di 8 anni per Fini, 9 per Elisabetta Tulliani, 10 per Giancarlo Tulliani e 5 per il padre Sergio. La sentenza potrebbe essere emessa oggi, con l’ex presidente della Camera presente in aula.
Il caso giudiziario riguarda un intricato intreccio di reati, tra cui riciclaggio e autoriciclaggio, che coinvolge anche altre persone inizialmente imputate, tra cui l’ex deputato del Pdl Amedeo Laboccetta e l’imprenditore Francesco Corallo. Quest’ultimo è stato arrestato nel 2016 con l’accusa di associazione per delinquere, ma il reato è stato dichiarato prescritto.
Secondo l’accusa, Corallo avrebbe trasferito ingenti somme di denaro a società offshore riconducibili ai fratelli Tulliani. L’appartamento di Montecarlo, comprato a un prezzo molto basso, sarebbe stato poi rivenduto per una cifra molto più alta, con i proventi che sono transitati attraverso conti correnti in Francia e negli Emirati Arabi Uniti.
Elisabetta Tulliani, durante le indagini preliminari, ha scelto di non rispondere. Tuttavia, durante l’ultima udienza, ha fatto dichiarazioni spontanee, scaricando la responsabilità su suo fratello. Ha ammesso di non aver detto a Fini la provenienza del denaro e ha accusato il fratello di averla ingannata.
Il caso ha profonde implicazioni politiche e giudiziarie, con l’accusa di avere influenzato una fase politica dell’ordinamento economico dello Stato. Si parla di un presunto rapporto di amicizia tra Corallo e Fini, che ha incluso ospitalità a Sint Maarten e partecipazione a eventi familiari.















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