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Nel cuore della giustizia si cela una realtà spesso trascurata: quella delle persone ingiustamente private della loro libertà

. Nel 2023, ben 4500 individui su 44.495 soggetti sottoposti a misure cautelari custodiali sono stati successivamente assolti o prosciolte, rappresentando un preoccupante 10%. Ma la cifra diventa ancor più inquietante considerando che altri 6452 individui avrebbero potuto evitare la detenzione se fosse stata applicata la legge correttamente.

Questo esercito di vittime di malagiustizia riflette una tendenza all’abuso delle misure coercitive da parte dei magistrati, soprattutto nei tribunali come quello di Napoli, dove la percentuale di custodia cautelare in carcere raggiunge il 51,1%.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha evidenziato che oltre il 10% degli arrestati dal GIP viene liberato successivamente dal tribunale del Riesame, sottolineando l’urgenza di riforme che garantiscano un processo più equo e meno soggetto a errori giudiziari.

L’Italia si trova tra i primi cinque Paesi dell’Unione Europea per il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare, violando così il principio fondamentale della presunzione di non colpevolezza. Questo nonostante la Costituzione sancisca che la carcerazione preventiva debba essere un’eccezione e che i giudici debbano motivare accuratamente le loro decisioni.

È chiaro che la situazione richiede un intervento urgente per garantire una giustizia più equa e rispettosa dei diritti fondamentali dei cittadini.

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