La Procura di Rimini ha disposto il sequestro penale del Grand Hotel di Riccione e ha indagato per bancarotta fraudolenta l’ex amministratore Gianni Andreatta e altre persone tra collaboratori e presunti prestanome.
La Guardia di Finanza del comando provinciale di Rimini ha eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza su immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie per un valore complessivo di circa 29 milioni di euro. Le operazioni hanno interessato il Grand Hotel, dove al momento dell’intervento delle Fiamme Gialle erano presenti, oltre ad Andreatta che vi risiede, anche alcuni turisti.
Sono state eseguite perquisizioni anche in immobili nelle province di Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari, con il supporto di un cane specializzato nella ricerca di denaro contante. Complessivamente sono sei le persone indagate per diversi reati di bancarotta fraudolenta. Andreatta, formalmente residente a Cuba ma domiciliato a Riccione, è ritenuto dagli investigatori il presunto “dominus” dell’operazione.
Secondo l’accusa, la società che gestiva il Grand Hotel, già dichiarata fallita, avrebbe dovuto consegnare l’immobile al curatore fallimentare nominato dal Tribunale, ma la struttura avrebbe continuato l’attività commerciale con una gestione non autorizzata e incassi prevalentemente in nero, nonostante la revoca delle licenze.
Il Grand Hotel di Riccione, inaugurato il 15 agosto 1929 e progettato dall’architetto Rutilio Ceccolini per volontà dell’imprenditore Gaetano Ceschina, è uno degli edifici simbolo della storia della Riviera romagnola. La struttura, diventata negli anni un’icona di mondanità, sarà messa all’asta il prossimo 23 settembre con una base indicata di circa 24 milioni di euro.















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